Mi dispiace ma Internet sta fallendo, non funziona più

Facebook usato per trasmettere omicidi, Twitter in preda a orde di troll ed il costante aumento della diffusione di «fake news» con modalità e rapidità inedite: è quello che sta accadendo ad Internet negli ultimi anni.

Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore

Sono le parole di Evan Williams, fondatore di Blogger, Twitter e Medium; il suo pensiero emerge in un intervista al New York Times nel Maggio del 2017 e credo che in molti abbiamo percepito la perdita di valore della rete (o meglio, di quello che gli utenti postano)

Specialmente negli ultimi anni quando, con l’avvento dei like, reach, cuoricini e stelline per il rating, ci siamo spinti agli estremi pur di aver visibilità, click e mi piace.

Quello che voglio dire è che se assistiamo ad un incidente o a qualcosa di estremo, una delle prime reazioni è quella di filmare, scattare foto e pubblicare in rete: non lo facciamo, però, perchè ci sentiamo dei Reporter…

Lo facciamo perchè vogliamo, noi per primi, assistere a scene estreme e Internet ci da questa possibilità, che sia in streaming o addirittura in diretta.

Non tutti siamo persone per bene.

E poi c’è stato Trump il quale ha affermato che senza Twitter non sarebbe diventato Presidente (no, non sto scherzando!)

La Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatenò a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet

Ora, la domanda alla quale i colossi della rete stanno cercando di rispondere è la seguente:

Quale soluzione/i possiamo adottare per porre rimedio alla perdita di valore e attendibilità dei contenuti e in generale della rete?

Google cerca di modificare i propri algoritmi in maniera tale che vengano segnalati come inappropriati determinati contenuti o esiti delle ricerche.

Facebook assume migliaia di persone per monitorare in tempo reale i contenuti dei post da parte di quei due miliardi di persone iscritte sulla piattaforma.

C’è chi ha proposto l’accesso a determinati contenuti (di qualità e verificati) mediante una subscription a pagamento: quindi, secondo questa proposta, Internet non sarà più libero e solo chi potrà permetterselo potrà accedere a determinate informazioni in rete.

E poi c’è stato il caso della Net Neutrality la cui discussione e relative petizioni sono diventate il trend topic in rete negli ultimi giorni.

Viene ritenuta “neutrale“, dalla maggior parte dei sostenitori di questo principio, una rete a banda larga che sia priva di restrizioni arbitrarie sui dispositivi connessi e sul modo in cui essi operano, cioè dal punto di vista della fruizione dei vari servizi e contenuti di rete da parte dell’utente finale (Wikipedia)

Cosa è successo?

In sintesi, la commissione federale per le comunicazioni deli Stati Uniti ha smantellato le regole introdotte dall’amministrazione Obama. Senza neutralità della rete, i fornitori di banda possono creare corsie preferenziali (a pagamento) su cui far viaggiare alcuni contenuti a velocità maggiore rispetto agli altri.

Cosa cambia?

Con lo smantellamento della neutralità della Rete, gli internet service provider hanno la possibilità di decidere quali siti promuovere o soprattutto penalizzare, andando a rallentare l’accesso a questi ultimi.

Possonoinoltre fare pagare le aziende per avere servizi aggiuntivi o una velocità maggiore di accesso, ma di fatto a rimetterci sarebbero poi gli utenti costretti a sborsare altri soldi.

In pratica una grande azienda riuscirebbe, grazie alle sue risorse, a conquistare molta più banda — e quindi molto più pubblico — rispetto al blog del privato cittadino.

In tutto questo gli Internet Service Provider dovranno soltanto comunicare in maniera trasparente le loro decisioni sul rallentamento o l’accelerazione della connessione. Inoltre questi soggetti passano sotto la vigilanza della Commissione federale per il commercio che si occuperebbe solamente degli aspetti concorrenziali.

Da parte mia credo che noi utenti della rete abbimo in primis il dovere di segnalare contenuti inappropriati, inopportuni e violenti; dovremmo pensare ai nostri figli e alle generazioni alle quali lasciamo tutti i contenuti digitali che abbiamo creato in questi ultimi venti anni.

In sostanza siamo noi che decidiamo cosa deve essere Internet.

Mi dispiace ma Internet sta fallendo, non funziona più ultima modifica: 2017-12-18T11:15:57+00:00 da Filippo Scorza
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