Tecnologia solidale

tecnologia solidale

Il 02 Dicembre ho avuto il piacere di partecipare a Tecnolgia Solidale, evento che si è tenuto presso la Camera dei Deputati a Roma: l’invito mi è stato rivolto per portare la mia personale esperienza all’interno di Amyko, start-up della quale sono CEO e co-founder, e in merito ad Alfred – Mobilità 2.0, progetto vincitore del Techcare indetto da Sanofi Genzyme per proporre nuove soluzioni tecnologiche  ai malati di sclerosi multipla.

L’evento, giunto alla quinta edizione, mira ad approfondire le iniziative e le persone attraverso le quali la tecnologia aiuta a vivere con più libertà e dignità le persone in difficoltà.

Questo il mio speech e le tematiche affrontate:

Come nasce un’idea.

La mia personale esperienza nel mondo delle start up fa riferimento a due fondamentali progetti uno dei quali è ad oggi sul mercato; porto come primo esempio Alfred, mobilità 2.0 che rappresenta un progetto embrionale sviluppato all’interno di un hackaton proposto da Sanofi Genzime che si è tenuto lo scorso Settembre presso Talent Garden Genova. In tale evento sono stati adunati bioingegneri, designer, ricercatori, medici e pazienti affetti da Sclerosi Mutipla: seduti intorno a tavoli sono state analizzate le barriere e le difficoltà che tali pazienti devono affrontare quotidianamente e così è nato Alfred. Una stampella in grado di comunicare via bluetooth con il proprio smartphone in grado di fornire feedback tattili in funzione di sbalzi repentini di temperatura (i pazienti affetti da SM soffrono molto tale circostanza); inoltre Alfred è in grado di inviare un messaggio di soccorso ad un proprio parente mediante un semplice tasto: il destinatario riceverà un messaggio di emergenza con la posizione geolocalizzata dell’utente. Inoltre Alfred è in grado di chiamare un taxi o un uber, avvisare un parente in caso di caduta e, grazie, ad un tag NFC annegato nell’impugnatura, permette al paziente di pagare via contactless esattamente come avviene con le carte di credito NFC.

Quindi Alfred nasce a stretto contatto con l’end user cercando di eliminare o snellire quelle azioni che possono sembrare banali a tutti noi ma che diventano impegnative e gravose per un malato di SM: la proposta di valore di un servizio o prodotto deve sempre partire dall’analisi della quotidianità dell’utente, dei suoi problemi, delle sue barriere.

Un altro esempio che mi piace portare è Amyko: Amyko è un progetto nato a fine 2013 su startup bus, hackaton nato a Boston circa dieci anni fa ed importato anche in Europa che prevede di viaggiare 72 ore a bordo di un autobus insieme ad altri 25 ragazzi con l’obiettivo di sviluppare un prodotto minimo funzionante (MVP), un’idea ed un modello di business. Ci si sfida in pitch con le altre nazioni nei più prestigiosi incubatori ed acceleratori italiani ed europei fino ad approdare alla finale del Pioneer Festival di Vienna dove viene proclamato un vincitore: Amyko vinse la menzione speciale come miglior prodotto e soluzione.

Amyko è oggi sul mercato ed è una reale società quale startup innovativa finanziata da due investitori che hanno apportato il primo aumento di capitale nel 2015: Amyko è una piattaforma medico sanitaria in cloud che consente, mediante un braccialetto NFC, di condividere le proprie informazioni mediche e di prima emergenza se scansionato da uno smartphone o tablet. Questa soluzione è stata sviluppata in maniera verticale per tutta quella cittadinanza affetta da patologie mediche quali cardiopatie, allergie, farmaco dipendenza e, in generale, per tutte quelle persone che in caso di emergenza hanno necessità di un’ assistenza medica mirata.

Questo dimostra che le idee possono nascere dal networking, dal confronto, dall’analisi dei needs dell’utente finale creando un valore mirato ed efficace nella risoluzione di un problema specifico.

Quali difficoltà incontra una start up.

L’italia è parzialmente digital divide: ognuno di noi oggi ha una digital economy nelle proprie tasche (magari in silent mode) fatta di app che offrono servizi che spaziano dai trasporti ai all’istruzione, dalla salute al lavoro. Non possiamo negare che la digital economy sia entrata a far parte della nostra quotidianità in maniera radicale e preponderante offrendo servizi basati sullo sharing dei dati consentendo agli utenti di accedervi in maniera istantanea: siamo diventati infornivori, ci “nutriamo” di dati ed informazioni sempre più facili da reperire.

L’onda della digital economy va cavalcata, è un’opportunità per ogni azienda, grande o piccola che sia: ogni processo può essere digitalizzato e questo passaggio va colmato mediante la formazione dei giovani che troveranno lavoro ed occupazione in questo settore che farà, inevitabilmente, scomparire gran parte dei lavori attuali e ne modificherà l’approccio e l’esecuzione.

L’Italia non può perdere tale occasione e deve ridurre le barriere di accesso a tale economia per attirare investitori e capitali: si deve investire in tutti quei mercati e start up embrionali che cercano di evolvere a soluzioni 2.0 creando posti di lavoro e profitti.

Dobbiamo lavorare tutti insieme verso tale direzione, velocizzando e snellendo la burocrazia, l’accesso ai capitali di rischio e agevolando le nuove economie, esplorando quello che succede nei coworking, negli incubatori, nei laboratori e nei centri di ricerca e nei garage di tutti quei giovani che hanno un’idea e provano a trasformarla in realtà perchè il peggior rischio e non correre alcun rischio.

Se volete seguire lo streaming eccovi il link!

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