Piano B (se quello A non funziona)

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Se sei uno startupper o imprenditore  rodato saprai bene che i flussi, le strategie, le analisi e la produzione non sempre rispecchiano nella loro realtà ciò che avevi pianificato. Molto spesso eventi non calcolati hanno il sopravvento influenzando una o più aree del tuo business, creando ritardi e dovendo sostenere costi non budgettizzati. L’analisi di una strategia deve sempre poter fare affidamento, fin dal suo inizio, ad un eventuale piano B: “cosa succederebbe se …” e “come ci comportiamo se …” devono essere parti aggiuntive del tuo modello esattamente come un if-then-else. Creare alternative percorribili e condivise all’interno del gruppo di lavoro dovrebbe essere una pratica costante di sforzo mentale e di immaginazione.
Al tempo stesso abbiamo a disposizione strumenti di testing atti a creare analisi,assumption e comportamenti ma non sempre le statistiche e le previsioni possono risultare attendibili nel momento in cui nel tuo modello, devi inserire figure terze, fornitori e collaboratori esterni: nuove variabili! La metodologia migliore, almeno nel mio caso, è sempre stata quella di creare un esperienza ed un vissuto al fine di poter analizzare il decorso degli eventi su piccola scala: nascosto dietro ogni aspetto di quel diagramma di flusso esistono piani B, C, D… (hai a disposizione 25 lettere). Avere ben chiaro alternative, soluzioni, risposte e azioni relative al piano B ti consente di avere una visione con uno spettro più amplio del tuo modello. L’evolversi a velocità esponenzialedegli eventi legati alla tua attività può schiacciarti oppure puoi permetterti di anticiparli grazie ad una mente creativa supportata da azioni tangibili con un unico obiettivo: raggiungerlo! A volte mi è capitato di definire scelte sulla base di pensieri impulsivi con una domanda di fondo: “e adesso cosa faccio?”: è proprio in questo preciso istante che ti dovresti poter permettere di rispondere “passiamo al piano B ragazzi!

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