Innovazione e pirateria informatica

La pirateria informatica è sempre stata al centro di molte discussioni fin dall’avvento di internet e, soprattutto, dei servizi streaming.

Ti ricordi Napster, eMule, BitTorrent, eDonkey, Limewire e tutto il resto?

Sto parlando del famoso P2P (Pear to Pear), ovvero la possibilità di scaricare file musicali e video da una moltitudine di utenti che li possiedono immagazzinati sui loro hard disk di casa.

Ovviamente questo processo veniva definito come pirateria in quanto, la diffusione di tali contenuti, non era permessa dalle leggi sul copyright e diritti di autore.

Ma tutti, o quasi, abbiamo scaricato almeno un mp3 nella nostra vita, dai, diciamocelo.

Non solo audio e video ma anche software e sistemi operativi: quando Red Hat ha rilasciato Linux 9, i server dell’azienda non sono riusciti a supportare tutto quel traffico dovuto alla richiesta massiva di download del nuovo S.O.

Tale aspetto venne risolto grazie a BitTorrent permettendo agli utenti di scaricare circa 21 Terabyte di installazioni nell’arco di soli tre giorni!

Il costo totale sostenuto da Red Hat per tale distribuzione fu all’incirca di 99$ (hosting su BitTorrent) contro gli stimati 60.000$ per l’acquisto di banda che consentisse il download dai loro server aziendali.

pirateria informatica filippo scorza

La cosa interessante è che, dopo diversi anni di presenza ed utilizzo di tali piattaforme da milioni di persone, è arrivato iTunes che, dal canto suo, ha creato un servizio legale partendo da questi elementi di pirateria informatica.

Mediante il Digital Rights Management system, la Apple incorpora i diritti d’autore all’interno del singolo file musicale consentendone il download mediante un modello a subscription.

Gaming e pirateria informatica

Di particolare interesse sono, inoltre, le “piracy community” nel settore del gaming che hanno modificato nel tempo alcuni dei più famosi giochi per il semplice gusto di farlo.

Si pensi ad esempio a Half Life che ha riscontrato il maggior successo in termini di vendite dopo che due studenti al college ne diffusero una versione pirata on-line totalmente gratuita.

Anzichè combattere tale forma di pirateria, la Valve Software, azienda produttrice del videogame, ingaggia i due collegiali per sviluppare una nuova versione del famoso gioco.

Risultato? Più di 1.5 milioni di copie vendute nel 2005!

Copyright <> Napster

La pirateria di Napster ha successivamente permesso lo sviluppo di piattaforme e servizi per la gestione dei diritti d’autore.

Ovvero, quando sorge un problema, c’è sempre qualcuno che fa diventare la souzione un nuovo modello di business!

E questo è quello che è successo a Shawn Fanning, il fondatore di Napster appunto che diventa Chief Strategy Officer in Snocap a seguito della sua precedente avventura con la famosa piattaforma Peer to Peer.

Snocap sviluppa un database per la gestione dei diritti d’autore per le “records companies”, musicisti ed autori affinchè si possa tutelare e regolamentare l’aspetto di diffusione illegale di file musicali.

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La storia di Napster quindi ha molto da insegnare in termini di innovazione tecnologica: la pirateria online, in un primo momento, sfrutta le nuove tecnologie per offrire un servizio gratuito.

Si crea una user base consistente e poi si trasforma in business legittimo quello che fino a quel momento non era consesso sviluppando le opportune soluzioni sul mercato.

The silk road e le recensioni

La storia che circola in rete in merito alle recensioni on-line, ci dice che tale forma di condivisione delle proprie opinioni ed esperienze di acquisto, sia nata su The Silk Road.

Il famoso “Amazon delle droghe” ospitato, ovviamente, nel deep web dove si potevano acquistare sostanze illecite e chiuso definitivamente dal FBI nel Novembre 2015.

Le transazioni avvenivano mediante Bitcoin per non tracciare venditore e acquirente.

Ebbene, tale piattaforma di e-commerce dava la possibilità agli utenti di recensire i “prodotti” acquistati esattamente come avviene oggi su qualunque piattaforma di acquisti online.

Possiamo quindi affermare che il concetto di recensione sia nato in un contesto per nulla legale ma diventato uno strumento quotidiano per chiunque svolga acquisti in rete.

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