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La valutazione della tua startup: tutti i metodi

Se stai cercando un round di investimento per la tua startup ti sarai sicuramente chiesto a quanto corrisponda la sua valutazione pre-money.

Ovvero, se stai chiedendo un seed di 100K€ per il 10% delle quote, ciò significa che il suo valore complessivo è di 1 Milione di Euro.

Ma in che modo e su quali variabili è possibile stimare tale valore pre-money?

Questo aspetto risulta comune a molte startup al loro primo investimento / aumento di capitale / finanziamento soci etc.

Proprio perchè non esistono precedenti su cui definire il valore economico dell’azienda.

Uno dei miei primi investitori mi disse di considerare le tre “T” per identificare, a grandi linee, se investire in un progetto o meno:

  • Team: le competenze ed esperienza del gruppo e compagine sociale, il tempo che hanno dedicato al progetto, eventuali sacrifici ed investimenti personali.
  • Traction: le principali metriche a supporto del modello di business quali, ad esempio, eventuale fatturato oppure numero di utenti attivi (su questo tema vedi anche “le metriche che contano“).
  • Technology: ossia il livello di innovazione che si intende introdurre nel mercato con la propria soluzione (ed eventuali brevetti)

Il concetto di valutazione di una startup, a mio avviso, risulta quasi più un’arte che una scienza nonostante esistano svariate metodologie e linee guida.

Dal canto loro, ogni investitore e business angel porta con se un bagaglio di esperienze e intuito che non credo sia possibile integrare in una formula matematica empirica.

Detto questo, vediamo ora i metodi di valutazione più comuni ed utilizzati.

Valutazione startup con metodo Berkus

Questo metodo tenta di considerare alcune variabili per la corretta identificazione del valore pre-money:

  • Rischio di validazione del modello di business
  • Rischio tecnologico in base alle prime versioni di prodotto, funzionamento e risposta del mercato
  • Rischio di esecuzione correlato all’esperienza imprenditoriale del team
  • Rischio di mercato e concorrenziale
  • Rischio di produzione, mitigato se il prodotto è già stato lanciato sul mercato e/o genera vendite

Come funziona: si attribuisce un valore massimo di 500K€ ad ogni elemento della lista ponderando tale rischio.

Rischio basso: 500K€

Rischio elevato: 1€

Si sommano tra loro i cinque importi ottenuti.

Il valore massimo della valutazione, a questo punto, potrà essere di 2,5 Milioni di euro pre-money se come indice di fatturato si considerano 20 Milioni al quinto anno.

Ovviamente, il benchmark di fatturato al quinto anno è un indice di riferimento che cambia a seconda del mercato in cui opera la startup in oggetto.

Valutazione con Scorecard

Questa valutazione si basa sulla comparazione di business affini e analoghi all’interno della stessa industry e mercato.

Quando si è propriamente identificato un indicatore di riferimento, si applicano i seguenti pesi a tale valore:

  • Esperienza del team: peso max 30%
  • Dimensione del mercato: peso max 25%
  • Prodotto / tecnologia: peso max 15%
  • Contesto competitivo: peso max 10%
  • Marketing / Canali di vendita / Partnership: peso max 10%
  • Necessità di investimenti aggiuntivi: peso max 5%
  • Altre variabili – peso max 5%

Supponiamo, ad esempio, che il prodotto e la tecnologia siano molto rilevanti: potremmo attribuirgli un valore di +150% che, moltiplicato per il peso del 15% ci restituisce un peso di 0,225.

Ripetiamo l’operazione per tutti i parametri e sommiamoli insieme tra loro.

Moltiplichiamo, infine, la loro somma per la valutazione comparativa che abbiamo trovato sul mercato (benchamark).

Quello che otteniamo è la valutazione pre-money della nostra startup.

Risk factor summation mode

E’ un metodo ibrido dei due precedenti.

Anche questa valutazione si basa, in primis, sulla valutazione di startup simili all’interno del medesimo mercato.

Successivamente ne estrae un valore pre-money pesando quella valutazione con ognuno dei seguenti elementi:

  • Rischio di gestione riferito alle competenze manageriali del team
  • Fase in cui si sta investendo (early stage o modello già validato e sul mercato)
  • Rischio burocratico
  • Rischio di produzione (o rischio di supply chain)
  • Rischio di vendita e marketing
  • Rischio di finanziamento / aumento del capitale
  • Rischio della concorrenza
  • Rischio tecnologico
  • Rischio di contenzioso
  • Rischio reputazionale
  • Rischio di exit

In sostanza non è niente altro che un’equazione matematica in cui ognuna delle variabili indicate qui sopra influisce sul risultato finale in maniera più o meno preponderante.

Valutazione per fasi

Questo approccio tenta di fornire una visione più alta e meno matematica del processo di valutazione.

In pratica assegna un punteggio alla startup in base alla fase e/o ciclo in cui si trova il progetto.

Se siamo in una fase embrionale in cui il modello di business non è ancora stato validato e non ha generato dati e metriche significative, allora esiste un notevole rischio di investimento e la valutazione pre-money sarà scarsa.

Se invece il nostro modello ha iniziato a generare revenues ed abbiamo identificato il possibile product-market fit, allora il rischio risulta decisamente meno elevato e la quotazione più alta rispetto alla situazione precedente.

E’ un approccio meno scientifico e dettato dall’esperienza e vision dell’investitore che di norma ha dei propri benchmark.

Costo di copy paste

Questo modello si applica quando la startup in oggetto possiede una tecnologia proprietaria depositata e coperta da brevetto.

In questo caso ci si domanda l’ammontare dell’investimento necessario per clonare quel prodotto o servizio.

Non sempre, però, funziona: basti pensare alle stories di Instagram.

Nel digitale, soprattutto quando si parla di piattaforme e servizi in generale, il concetto di “patented” è quasi sempre poco protettivo verso il proprio business e non risulta, a mio avviso, uno strumento di tutela ottimale.

In sostanza, questo principio di valutazione tiene in considerazione gli investimenti economici, di risorse e asset costruiti dalla startup fino a quel momento e ne esplicita la valutazione come se la si dovesse creare da zero.

Ci sono pro e contro in questo metodo che, però, può fornire un’indicazione del valore in base al contesto e periodo di vita della startup in cui viene realizzata.

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Filippo Scorza
Sono un digital enthusiast + nomad, ho un transponder sotto pelle, faccio volontariato digitale nei paesi in via di sviluppo e mi piacciono le cose in beta!