Ho sviluppato un MVP: e adesso?

Crea un prototipo, un mockup o MVP e testalo con i tuoi utenti target, raccogli feedback e miglioralo in maniera iterativa: questo è quello che dice la teoria.

Sulla carta è tutto semplice ma come dovrebbe essere strutturato il test e la validazione di un prototipo? Dove distribuirlo? Su quali canali? Con quali aspettative?

E soprattutto quanto dovrebbe essere minimo il mio MVP? Non rischio di creare qualcosa che non sia desiderato, poco attraente o una semplice “ciofecca” che nessuno vorrebbe?

Approccio al MVP

Vi sono diversi approcci e metodologie tra le quali, ad esempio, il design sprint di Google Venture, ma potresti anche ragionare in maniera diversa coinvolgendo utenti off e on line.

Partiamo dalla considerazione che un prototipo è un campione o un modello di un prodotto costruito per dimostrarne la fattibilità.

Non deve necessariamente essere funzionante, ma deve essere esplicativo di tutte le sue parti perchè venga compreso dal tuo target: reazioni e feedback ti daranno modo di ricalibrare il progetto, così da andare al passo successivo.

Una cosa differente è invece il MVP, ossia la prima versione del prodotto funzionante, con le sue caratteristiche fondamentali che ne facciano intendere i successivi sviluppi.

Mi permetto di fare un osservazione personale in merito alla percezione comune quando si parla di MVP: a mio avviso non deve per forza essere un prodotto minimo ma, in senso lato, potrebbe essere un semplice video, una landing page o un contenuto che descrive sinteticamente la soluzione ad un problema identificato.

Ti riporto un esempio personale: Skillando.

All’inizio di tale progetto non avevo la minima intenzione di dedicare più di 8 ore (otto) per capire la reazione degli utenti a tale value proposition e, siccome era un progetto molto personale, decisi di “metterci la faccia”.

Questo è stato il mio MVP:

Questo contenuto ha automaticamente generato il cluster di utenti interessati a prendere parte al progetto nella sua forma prototipale (beta) e ne ho ingaggiati cinque per partecipare all’esperienza, raccogliere insights e validare il modello.

Il punto di partenza per la distribuzione è la creazione del cluster degli early evangelist (diversi dagli early adopter) ovvero i primi utenti che, in un certo senso, testeranno il prodotto/servizio e ne diventeranno costruttori, generatori di feedback e divulgatori al tempo stesso.

Earlyevangelist: chi sono?

Sono utenti che di norma rispecchiamo le seguenti caratteristiche:

  • hanno un problema,
  • sono consapevoli di averlo,
  • stanno cercando attivamente una soluzione,
  • hanno messo insieme una soluzione casareccia per risolvere il problema,
  • hanno un budget a disposizione

Altri esempi di MVP

Dropbox: il loro primo MVP era un semplice video che spiegava molto bene il servizio

Buffer: il primo MVP era una landing page che descriveva il servizio con la possibilità di iscriversi come beta utenti

Foursquare: ha rilasciato in prima battuta l’applicativo con una sola funzionalità

Groupon: inizialmente la piattaforma era sviluppata in WordPress e le offerte create a mano: l’acquisto di una di esse da parte di un utente prevedeva l’invio di un documento pdf come conferma

Zappos: nella prima versione del noto e-commerce di scarpe, venivano proposti dei modelli presenti nei negozi del quartiere così da andare personalmente ad acquistarle nel caso di richiesta da parte di un utente online.

Zynga: per capire se una caratteristica di un videogioco avesse riscontro dai propri utenti, utilizzano le inserzioni AdWord e piccoli annunci all’interno del gioco per testarne il desiderio.

Il perchè di un MVP

Perchè un approccio Lean risulta adatto in tutte quelle situazioni in cui non hai la certezza che quello che stai sviluppando sia esattamente quello che stanno cercando i tuoi clienti.

Un corretto MVP dovrebbe basarsi su questi aspetti:

  • Sviluppato sul concetto di build, measure, learn
  • Testato su una massa critica di utenti ben precisi (personas);
  • Percepito come potenzialmente risolutivo rispetto ad un problema

In sostanza c’è un cambio di paradigma: mettere di fronte al consumatore un prototipo del prodotto e cercare di capire se esso effettivamente risolva un suo problema come immaginato.

Detto in altre parole:

From making people want things

to making things people want

Concludendo: l’obiettivo è quello di verificare se il tuo MVP è in grado di risolvere il problema che gli early adopters stanno avvertendo.

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