17 modelli di business da cui prendere esempio (o copiare)

I modelli di business più innovativi stanno cambiando il settore dei servizi così come li conosciamo e, di conseguenza, le domande che dovremmo porci sono le seguenti:

Come possiamo trasformare il nostro attuale modello di business?

Da dove partire per disegnarne uno totalmente nuovo?

Vediamo, suddivisi per categoria, i diversi modelli di business che possono essere sviluppati cosìcche, magari, ti possano essere di ispirazione.

Modelli di business free (o quasi)

Pay what you want (PWYW): è un modello di business abbastanza “atipico” in quanto prevede che sia il cliente stesso a definire il prezzo di acquisto del prodotto o servizio.

Same, un noto ristorante di Denver, adotta questo modello consentendo, inoltre, di barattare il pranzo acquistato con un’ora di servizio in sala o in cucina.

E’ interessante la situazione relativa all’esperienza del cliente che, probabilmente, la condividerà generando il tipico “word of mouth” (passaparola).

Freemium: questo modello prevede due versioni del prodotto che vengono distribuite in versione gratuita e a pagamento; la prima prevede funzionalità base mentre la seconda presenta caratteristiche aggiuntive per le quali è richiesto, appunto, un pagamento.

Un esempio tipico di questo modello è quello di Acrobat Reader che distribuisce, in forma gratuita, il software di lettura dei file pdf. Per funzionalità aggiuntive quali la conversione in altri formati del file, esportazione e strumenti di editing, invece, occorre l’acquisto della licenza completa.

Community: questo modello si concentra sul valore generato da una community, non solo e per forza digitale.

Gli utenti che prendono parte alla comunità lo fanno perchè accomunati da una stessa esigenza, perchè appartengono alla medesima area geografica o perchè rientrano all’interno di un comune contesto lavorativo e professionale.

Esempi di questo modello di business sono i social network all’interno dei quali gli utenti diventano parte di un medesimo eco-sistema o hanno la possibilità di crearne uno apposito bastato su specifiche esigenze.

Tip jar: hai presente la classica dicitura “donate us” presente (ormai sempre meno) su alcuni siti web che offrono software open source?

Bene, questo è il classico esempio di tale modello dove, così come quando lasci la mancia al ristorante negli States, effettui una donazione a sostegno di chi ha sviluppato quel servizio.

Se ci pensi, Wikipedia, si sostiene attraverso le donazioni volontarie dei propri utenti.

Modelli di terze parti

Modello advertising: se hai un blog, magazine o portale di contenuti gratuiti, puoi immaginare di implementare questo modello che permette di monetizzare mediante pubblicità all’interno del tuo spazio web.

In pratica consiste nel vendere spazi e visibilità ad inserzionisti in target con il tuo pubblico. I classici banner ed advertising promozionali (che fano retargeting).

Affiliate e Referral: entrambi i modelli utilizzano sostenitori del tuo Brand per la promozione del prodotto o servizio che desideri vendere.

Nel primo caso l’affiliato non conosce direttamente i clienti a cui propone il tuo prodotto mentre nel caso Referral è come se fosse un amico, collega o familiare a promuoverlo.

Per ogni prodotto venduto attraverso i suggerimenti degli affiliate e referral, questi percepiscono una percentuale (fee) sul prezzo di vendita.

In pratica diventano rappresentanti, sostenitori e collaboratori del tuo Brand.

Buy one – Give one: è un modello di business ad impatto sociale sviluppato per la prima volta da Tom Shoes.

Questo modello prevede la donazione di un prodotto per ogni elemento acquistato dal cliente sostenendo, quindi, una causa sociale.

Modello franchising: in questo modello “ibrido” viene venduta la licenza di utilizzo dei diritti e modello di business di un Brand.

In pratica, un nuovo imprenditore può avviare un’attività dipendente dal un Brand già presente sul mercato adottandone il medesimo modello di business.

Dai un occhiata ai franchising presenti in italia oggi in questa lista.

Business misti:

Razor and blade: questo modello di business prevede la vendita di un prodotto ad un prezzo estremamente basso (in alcuni casi anche gratuito) per rivendere, successivamente, accessori consumabili.

Un esempio tipico sono le stampanti a getto di inchiostro: possiamo acquistarle a buon prezzo sul mercato ma il prezzo delle cartucce di ricarica risulta alto se comparato al prezzo della stampante.

Anche le macchine per il caffè rientrano in questo modello: il ricarico viene fatto sulla vendita delle cialde piuttosto che sull’elettrodomestico che, molto spesso, viene fornito gratuitamente.

Crowdfunding: risulta una grande opportunità per sostituire completamente o completare una forma convenzionale di finanziamento proveniente da organizzazioni finanziarie cnvenzionali.

Tieni presente che il modello crowdfunding può essere sviluppato in diversi termini:

  • Equity crowdfunding: è il caso tipico di una startup non quotata in borsa che permette di investire in un progetto early stage in cambio di azioni societarie.
  • Reward based: gli utenti che partecipano ad una campagna di questo tipo finanziano un progetto ancora in fase embrionale di cui, solitamente, viene presentato un prototipo. Raggiunta la soglia di capitale richiesta, il prodotto viene sviluppato per il mercato e spedito a chi lo ha pre-ordinato.
  • Peer to peer lending: gli utenti iniziano a utilizzare le piattaforme di prestito P2P insieme ad altri tipi di crowdfunding per evitare di trattare con le banche tradizionali e prendere in prestito denaro per sviluppare il proprio progetto imprenditoriale.
  • Donation based: “giving money for nothing in return” è in sostanza il modello basato su donazione. Finanzio un progetto perchè ha un valore ed una causa sociale.

Open source: i servizi open source si basano su asset quali la possibilità di re-distribuzione, modifica e, ovviamente, libero utilizzo.

Vista così non sembra possano diventare dei modelli profittevoli ma nel caso di Red Hat, ad esempio, risulta alquanto evidente che sia possibile monetizzare mediante la vendita di corsi, partecipazione ad eventi ed infrastrutture IT.

Ma il vero valore di Red Hat, in fondo, è la community stessa!

Modello no frills: Ryanair ha eliminato dai propri prodotti tutti quei servizi che non erano, fondamentalmente, necessari abbattendo i propri prezzi sul mercato di riferimento.

Minimo comfort, eliminazione dei pranzi (se non a pagamento), biglietteria self service, nessun servizio entertainment a bordo e un po’ di advertisig qua e là, hanno permesso alle low cost airlines di aprire nuovi mercati fornendo servizi semplici e minimali.

Modelli di business matchmaking:

Commission based: ne sono il classico esempio i marketplace dove la piattaforma ha lo scopo di creare il match tra una domanda ed un’offerta specifica (si anche Tinder può essere considerato tale dal punto di vista della piattaforma ma il modello è di tipo freemium).

Il miglior caso esemplificativo è Airbnb permettendo ai locatori di affittare il proprio appartamento: quando un utente effettua una prenotazione, Airbnb tratterrà una percentuale sulla transazione.

Modelli Auction: è il modello asta on line sia per prodotti nuovi che di seconda mano.

Nel caso di eBay il modello è forward auction, ovvero, più compratori cercano di aggiudicarsi un prodotto. Nel caso di Amazon, invece, il modello è di tipo reverse auction dove più venditori si contendono l’asta per uno specifico cliente.

Modelli a vendita diretta:

Subscription: il consumatore paga per un determinato prodotto o servizio in maniera ricorrente. In pratica è un abbonamento che permette di ricevere prodotti direttamente a casa in base ad una scadenza temporale: ti ricordi l’abbonamento alle riviste e periodici?

Software as a Service (SaaS) rientra nei modelli di business a subscription e, solitamente, non sono sottoscrizioni che possono essere trasferite e restano individuali.

Premium: ovvero vendere pochi prodotti a prezzi notevolmente elevati. Questo è il modello premium che prevede un alto margine di profitto in quanto riferito a beni di lusso.

Pay per use: in pratica si misura il tempo di utilizzo e fruizione di un servizio e si paga solo per quello che si è consumato. Ne sono un esempio i servizi in cloud che forniscono proposte flessibili ad ogni tipologia di utente.

Unbundle: solitamente questo modello si riferisce a confezioni di prodotti diversificati che vengono venduti insieme ma dal punto di vista aziendale, tale definizione assume una connotazione leggermente diversa.

Gli unbundling business model possono essere di tre tipologie che co-esistono all’interno dell’organizzazione ma vengono proposte come elementi a se stanti.

Tali assets si possono riassumere in:

  • Customer relationship
  • Product innovation
  • Infrastructure business

Esistono, infine, dei modelli di business data driven che basano i propri revenue stream sull’analisi, aggregazione e visualizzazione dei dati mediante, ad esempio, modelli a subscription per piattaforme di analisi.

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