Phygital, l’intersezione tra fisico e digitale

Il concetto di phygital, parola derivata dall’unione dei termini physical e digital, unisce l’esperienza digitale a quella fisica abilitando nuovi scenari ed interazioni nel mondo reale mediante oggetti, dispositivi e ambienti connessi alla rete, permettendo all’utente di vivere nuove interazioni.

Partiamo dall’osservazione che oggi non andiamo più online, siamo online! Viviamo in una connessione continua permessa dalla disponibilità di una maggiore banda, reti dati sempre più performanti e, ovviamente, i nostri device in tasca.

I grandi player del mercato del retail e dell’e-commerce si sono già resi conto della potenzialità di tale approccio considerando il mondo fisico e quello digitale come due mondi che, se reciprocamente connessi, possono generare nuove integrazioni di acquisto.

Acquistare online e ritirare presso un negozio fisico è solo una delle possibilità phygital a disposizione oggi dei consumatori che possono, attraverso gli Amazon Locker ad esempio, di recuperare il proprio acquisto effettuato in e-commerce in uno dei molteplici negozi affiliati o in appositi lockers installati nelle principali aree urbane.

Amazon e il phygital

Amazon Go, inoltre, permette ai consumatori di effettuare acquisti nei propri supermercati senza cassa: l’esperienza utente, in questo caso, viene totalmente stravolta permettendogli di prelevare un qualsiasi prodotto dallo scaffale ed uscire dallo store senza “passare dalla cassa”.

Mediante un semplice check-in all’ingresso tramite il proprio smartphone e grazie a tecnologie di riconoscimento di immagini, il cliente viene riconosciuto e abilitato all’acquisto così come vengono identificati i prodotti prelevati e aggiunti al un “carrello virtuale”.

Il pagamento, infine, viene accreditato sulla carta di credito associata al profilo utente.

Non esiste cassa.

Anche Amazon Fresh pick up abilita l’interazione fisico digitale permettendo all’utente di effettuare un acquisto mediante la propria applicazione mobile e ritirare il prodotto in uno store fisico esattamente dopo quindici minuti; in questo modo viene completamente eliminata l’esperienza nello store che si riduce al semplice ritiro della propria spesa.

Il phygital nel retail

Nel settore fashion, Rebecca Minkoff, permette alle proprie clienti di scegliere i capi di loro interesse mediante degli appositi touch screen installati all’interno dello store che propongono, inoltre, accessori e outfit combinati.

Successivamente a questa interazione, la cliente riceve un messaggio sul proprio smartphone avvisandola del numero di camerino presso cui recarsi e dove troverà i capi scelti per poterli provare.

Contestualmente, all’interno della cabina prova, potrà richiedere altre taglie mediante un’ulteriore touch screen.

Quindi possiamo descrivere due tipologie di comportamento utente:

TOPO: “try offline and purchase online” ovvero, il cliente che si reca nello store fisico per visionare il prodotto e successivamente lo acquista online.

ROPO: “research online and purchase offline” in cui il cliente effettua svariate ricerche e colleziona informazioni sul prodotto desiderato online per poi concludere l’acquisto nel negozio fisico.

Tra i vari casi studio phygital possiamo considerare quello di Eatsa, una catena di ristoranti self service e automatizzati che propone menù vegetariani; il cliente può effettuare l’ordinazione tramite l’applicazione mobile fino a quindici minuti prima di arrivare al locale effettuando l’acquisto da mobile.

All’interno del ristorante troverà un locker (armadietto) che riporta il suo nome e potrà sbloccarlo mediante doppio tap sul vetro!

Attraverso questa esperienza, la catena Eatsa, può profilare gli utenti in maniera semplice e senza sforzo e proporre menù personalizzati in base alle consumazioni precedenti.

Phygital e beauty

E’ interessante anche il caso di Sephora che, durante l’evento del Fuorisalone di Milano, ha proposto alle proprie visitatrici una cabina trucco che, anziché il classico make-up artist, utilizzava uno schermo ed una webcam.

La visitatrice si trovava di fronte ad uno “specchio digitale” in grado di simulare diverse combinazioni di trucchi direttamente sul volto della cliente riprodotto sullo schermo: il make-up, quindi, avveniva in tempo reale mediante un tecnologia di face tracking e senza l’utilizzo di cosmetici reali.

Anche Beauty Sister propone alle proprie clienti un interazione digitale all’interno dei propri punti vendita mediante schermi e totem digitali: si possono in questo modo consultare video tutorial, accedere ad informazioni specifiche sui prodotti di bellezza e leggere recensioni esattamente come si farebbe su un blog.

Infine Bingo Box consente ai propri clienti di scannerizzare il codice a barre di un prodotto esposto, consultare informazioni aggiuntive correlate ad esso e pagare mediante la medesima applicazione mobile senza necessità di recarsi alle casse.

Una volta effettuata la transazione, il sistema autorizza il cliente all’uscita aprendo la porta in maniera automatica.

In pratica, soprattutto nel settore retail, i negozi stanno assomigliando sempre di più a dei siti web e, questi ultimi, sempre più a dei negozi reali!

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