Accelerazione tecnologica e adattamento umano

L’accelerazione tecnologica sembra aver superato la capacita di comprensione e relativo adattamento dell’essere umano.

E’ Thomas Friedman a dirlo: il saggista ed editorialista statunitense afferma che il futuro dell’umanità dipende dalla nostra capacità di adattamento alla rapida evoluzione delle nuove tecnologie.

Contestualmente a Friedman, anche Astro Teller, direttore dei laboratori Google X (quelli dei google glasses e self driving cars per intenderci), pone l’attenzione sul punto di intersezione di due curve: quella dell’apprendimento umano e la crescita delle nuove tencologie.

filippo scorza accelerazione tecnologica

L’automazione avanzata e l’intelligenza artificiale rischiano di “lasciare indietro” buona parte dell’umanità e l’unica soluzione plausibile sarebbe quella di imparare più velocemente e governare più intelligentemente (learning faster and governing smarter).

In questo scenario, il lifelong learning e figure professionali ibride sono gli asset su cui le aziende puntano per restare al passo coi tempi unitamente a nuovi modelli educativi che preparino le future generazioni ad una aumentata complessità.

Il principale problema consiste nel fatto che il divario digitale (digital divide) non sarà più applicabile man mano che la tecnologia si insinuerà ulteriormente negli aspetti quotidiani della vita.

Tale divario tecnologico sarà sostituito da un “divario motivazionale” che separerà chi è disposto ad imparare da chi no.

Non possiamo più pensare che una laurea quinquennale ci permetterà di restare competitivi nel mercato del lavoro per il resto della nostra carriera. E’ un utopia!

Riusciremo in futuro a lavorare senza Internet? Senza e-mail, senza servizi in cloud, senza applicazioni mobile?

Il punto è che le precedenti rivoluzioni industriali hanno richiesto al mercato mano d’opera a bassa specializzazione: l’avvento di Internet, intelligenza artificiale, machine learning e l’accelerazione tecnologica nel suo insieme, invece, richiedono sempre maggiori competenze e formazione continua.

Ci stiamo avvicinando alla singolarità: quella che Raymond Kurzweil definisce come un periodo sotrico futuro durante il quale il tasso di accelerazione tecnologica sarà talmente veloce e il suo impatto talmente profondo, che la vita sarà irreversibilmente trasformata.

Questo un estratto dal suo libro “La singolarità è vicina“:
la singolarità ci permetterà di superare le limitazioni di corpo e cervello biologico. Otterremo il controllo dei nostri destini. La nostra mortalità sarà nelle nostre mani. Potremo vivere finchè lo desidereremo (una dichiarazione leggermente diversa dal dire che vivremo per sempre). Avremo completamente spiegato il funzionamento del pensiero umano e ne estenderemo ed espanderemo la portata. Entro la fine di questo secolo, la parte non-biologica della nostra intelligenza sarà trilioni di trilioni di volte più potente dell’intelligenza umana.

Ed il transumanesimo, ovvero la possibilità di ri-progettare la condizione di vita dell’essere umano, diventa oggi un tema di discussione che interseca medicina, antropologia, sociologia e governi.

C’è chi sostiene che la disoccupazione tecnologica tenderà a sostituire l’uomo con la macchina ma sembra che tale scenario non si sia ancora del tutto avverato.

Mentre è da tener presente che dall’avvento del primo calcolatore elettronico in poi, la tecnologica non ha mai frenato la sua crescita esponenziale ne tanto meno lo farà nel periodo storico che stiamo vivendo.

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