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Elon Musk, neuralink e il chip nel cervello

Neuralink, uno degli ultimi progetti di Elon Musk, ha l’obiettivo di collegare intelligenza umana con quella artificiale.

Attraverso interfaccie neurali impiantabili, sarà possibile prelevare i segnali elettrici di alcune aree cerebrali e creare una simbiosi con l’intelligenza artificiale.

Cervelli con superpoteri, la possibilità di aiutare pazienti affetti da malattie neuro degenerative, brain uploading e migrazione della coscienza sembrano alcuni panorami plausibili di tale tecnologia.

Ma siamo già su questa strada da un po di tempo: basti pensare alle neuroprotesi.

Protesi meccaniche, quali un arto artificiale ad esempio, che vengono comandate attraverso impulsi cerebrali.

Approvata dalla food and drug administration, Deka Arm (prosthetics enhancement), è un vero e proprio arto artificiale comandato dal pensiero o, meglio, dalla nostra corteccia motoria.

Deka Arm filippo scorza

Quando parliamo di neuralink dobbiamo immaginarci un’estensione di questa tecnologia che, invece di essere associata ad un arto, potrà dialogare con un computer, un software, una AI.

A quale fine? Perchè collegare un cervello ad un computer?

Per supportare tutti quei pazienti che hanno subito lesioni cerebrali ma anche per dotare l’essere umano di una maggior capacità computazionale, memoria e conoscenza.

Neuralink: il cervello cablato

Uno dei principali problemi, ad oggi, di questo collegamento sono proprio l’innumerevole serie di cablaggi.

Stiamo parlando di più di 3000 elettrodi raggruppati in 96 fili del diametro di un capello e l’impianto (si perchè vengono innestati all’interno del cranio) viene svolto, ovviamente, da un robot.

Una macchinario che potremmo pensare come un ibrido tra un microscopio ed una macchina da cucire, potrà innestare tali elettrodi all’interno della nostra massa cerebrale.

Come puoi ben immaginare, a questo punto sarebbe impensabile utilizzare una porta USB per connettere tali sensori con un computer esterno…

Per ovviare tale situazione, verrà impiantato anche un chip, chiamato N1, il cui compito darà quello di amplificare i deboli segnali elettrici e trasmetterli wireless al dispositivo esterno.

N1 filippo scorza

Se hai letto Homo Deus di Harari, viene immediato il pensiero relativo al transumanesimo: homo sapiens, a quanto pare, potrebbe non essere l’ultimo stadio dell’evoluzione umana.

Alcuni progetti sono in fase di sperimentazione come, ad esempio, quello della startup Nectome che promette la conservazione crionica aldeide stabilizzata del proprio cervello.

A patto di essere disposti a “morire” o, meglio, ad entrare in una specie di eutanasia indotta.

Neuralink: trasferire la mente su una macchina

Ma se saremo in grado di collegare il cervello ad una macchina, potremo anche trasferire i nostri pensieri e coscienza su quest’ultima?

Pare di si.

Il problema, oggi, è che manca la complessità computazionale per poterlo fare.

Il nostro cervello conta più di 100 miliardi di neuroni ed una cinquantina di sostanze chimiche.

Il tutto contenuto in circa 1,5Kg di massa grigia che consuma poco più 500 calorie a riposo per arrivare a 6000 in un giocatore di scacchi professionista.

Questo significa che possiamo alimentare il nostro muscolo grigio semplicemente con dieci mele (a riposo): tale efficienza non è ancora stata raggiunta da nessuna tecnologia.

Non siamo comunque lontani dal “brain uploading” e forse tra una decina di anni i nostri pensieri saranno come software che gireranno all’interno di computer.

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Filippo Scorza
Sono un digital enthusiast + nomad, ho un transponder sotto pelle, faccio volontariato digitale nei paesi in via di sviluppo e mi piacciono le cose in beta!
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